Le idee ci sono, manca il coraggio

“Il paese si misuri davanti a una prospettiva nuova”. Con queste parole Bersani ha raccolto in Parlamento la sfida lanciatagli da Berlusconi (e Di Pietro). Esiste quindi un’alternativa di centrosinistra all’attuale maggioranza? La mia risposta non appaia provocatoria: sì, ne esiste più di una. Il problema per il centrosinistra è casomai di “abbondanza”. Si dirà: “Avercene…”. Vero, ma non ci si può nascondere dietro a un dito. di Marco Campione - Champ's Version
9 AGO 20
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“Il paese si misuri davanti a una prospettiva nuova”. Con queste parole Bersani ha raccolto in Parlamento la sfida lanciatagli da Berlusconi (e Di Pietro). Esiste quindi un’alternativa di centrosinistra all’attuale maggioranza? La mia risposta non appaia provocatoria: sì, ne esiste più di una. Il problema per il centrosinistra è casomai di “abbondanza”. Si dirà:“avercene…”. Vero, ma non ci si può nascondere dietro a un dito: l’alternativa è fatta di coalizione, progetto e leadership e decidere su questo spetta innanzi tutto al Pd. Dico la mia su ognuno dei punti premettendo che la
chiave è la credibilità e per essere credibili la prima condizione è che si facciano scelte coerenti. Coalizione: non basta dire “non rifaremo l’Unione” se poi ci si coalizza con tutti i partiti che hanno dato vita all’Unione. A cominciare da qui servono scelte, anche se dolorose.

Progetto: Bersani ha ragione, le idee ci sono e nella maggioranza dei casi hanno un tasso di innovazione adeguato alla sfida che il paese ha di fronte. Perché non sono sempre percepite come tali? Di questo dovremmo preoccuparci; secondo me la risposta è anche nel fatto che non sempre si ha sufficiente coraggio: restano alcuni nodi su cui fino ad ora si è scelto di non scegliere. Un solo esempio: i temi del lavoro, con le questioni poste dal Sen. Ichino e altri sulle quali ci si ostina a non confrontarsi. Anche per scelta della “ampia minoranza” (così l’ha definita lo stesso Ichino) che si riconosce nelle tesi del giuslavorista: una novità che non lascia ben sperare per il futuro. Il Pd non abbia paura di affrontare settori che tradizionalmente fanno parte della propria base elettorale o di militanza e l’ampia minoranza non rinunci alla battaglia per una discussione sul merito delle questioni. Leadership: potrei cavarmela dicendo che il leader va scelto con le Primarie e che chiunque prevalga sarà il leader di tutti. E così è: non si torna indietro dalle primarie e il candidato del Pd deve essere Bersani. Con una sola accortezza: il leader deve essere coerente con coalizione e progetto e per esserlo fino in fondo Bersani deve saper approfittare della forza che ha in questa fase per rilanciare un progetto alternativo e proporsi al Paese dopo aver guidato la coalizione a compiere quelle scelte che non possono essere rimandate a dopo aver vinto le elezioni. Quello sì che sarebbe un film già visto ai tempi dell’Unione.
di Marco Campione - Champ's Version